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San Francesco d'Assisi in Gaeta

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Cenni storici sulla fabbrica di San Francesco d’Assisi in Gaeta

Si intende qui tracciare alcuni cenni storici e architettonici di uno dei più significativi complessi monumentali religiosi che vanta oggi l’Italia centro-meridionale.
Si tratta di un notevole complesso, costituito dalla imponente chiesa, che presenta una grande ricchezza decorativa, realizzata in stile Neo-gotico e rimasta intatta come dall'ultima grandiosa ricostruzione ottocentesca e del convento annesso (già oratorio dei Salesiani) nonché da un ampio giardino a gradoni adibito a campi per giochi e in parte coltivato.


Detto complesso sorge sulle pendici orientali di Monte Orlando da dove domina l'antica cittadella di Gaeta S. Erasmo e l'intero Golfo di Gaeta.
Le origini.
Nella prima metà del XIII secolo, sul pendio Nord-est di Monte Orlando, un tempo chiamato più propriamente Colle Planciano per la presenza della villa (oggi diruta) e del monumento funebre dedicato a Lucio Munazio Plance, sorse una chiesetta con alcune camere annesse.
Presumibilmente in origine, come avveniva per molte fabbriche religiose, anche questa fu costruita su basamento di ruderi di epoca imperiale o post-imperiale romana.
Venivano utilizzate le robuste e ampie fondazioni degli antichi templi o edifìci romani, costituite da lastroni di pietra o, più spesso, da una massa composta da conglomerato di malta e pietre di recupero denominata opus incertum o reticulatum.
Su questa massa venivano realizzate chiese e conventi, molti giunti fino a noi, che utilizzavano anche e soprattutto elementi di spoglio dell'architettura romana (colonne, capitelli, parti di trabeazione ecc.) recuperati dagli antichi edifici diruti.
Anche nel chiostro del convento di S. Francesco ritroviamo qualche elemento recuperato e riutilizzato, colonne rastremate in granito a reggere gli archi acuti del portico interno, o qualche capitello ritrovato nell'ampio giardino circostante.
La Storia
Secondo la tradizione confermata da storici e intellettuali contemporanei S. Francesco d'Assisi nel 1222 venne a Gaeta richiamato dalla fama del Santuario della SS. Trinità sul colle Planciano, e fondò la prima piccola chiesetta nella quale si rifugiava a pregare "dopo aver martoriato la sua carne sulle spine di una siepe vicina”.
Si trattava di una modestissima e semplice costruzione in pietra locale senza alcun ornamento delle dimensioni poco più di una stanza, accanto a cui vi erano alcune stanze per il riposo di S. Francesco e dei sui compagni; probabilmente era localizzata su una delle prime rampe della collina, nella parte alta dove oggi è l'oratorio.
Pare che durante la costruzione della chiesetta il Santo compì un miracolo: richiamò in vita un operaio morto per un grave incidente, come ricordato in una lapide posta sotto la statua di Carlo D'Angiò.
Per la costruzione della fabbrica vennero impegnati gli stessi frati e pare lo stesso S. Francesco anche se limitatamente a opere più leggere e di modesta entità .
Nel 1285 Carlo D'Angiò fu promotore di un primo ampliamento della costruzione; si era in piena epoca gotica o del cosidetto gusto dell' "arco
acuto ". Quindi la prima grande chiesa venne realizzata proprio in questo stile gotico: ancor oggi all'interno del chiostro del convento possiamo vedere alcuni degli archi acuti (presumibilmente originari ) su colonne di spoglio a formare il portico perimetrale.
La piccola chiesa quindi, cominciò a prendere la forma e le dimensioni di un tempio, le camere annesse divennero un vero e proprio convento con chiostro e più edifici furono posti su più piani ( vale la pena ricordare che il terreno di fondazione era sistemato a gradoni secondo il naturale pendio della collina).
La terra circostante venne coltivata dai padri francescani.
Nel 1295 S. Ludovico di Francia venne come umile francescano a Gaeta e con le sue opere e donazioni richieste alla cittadinanza, grazie anche al suo personale prestigio, riuscì a completare la fabbrica della chiesa e del convento.
In seguito altre donazione e lasciti furono effettuati per la manutenzione e la sistemazione della fabbrica da persone della nobiltà locale e non (in particolare nel 1357 si registra una notevole donazione di Maria Mostaca); successivamente la chiesa fu destinata, con le cappelle appositamente create ad ospitare le tombe di famiglie nobili soprattutto spagnole e di Gaeta. Proprio grazie alla presenza dei resti dei defunti nelle cappelle gentilizie venivano celebrate messe (pare vi fosse l'obbligo) in modo continuativo con donazioni anche cospicue alla chiesa e al convento.
Intanto a Gaeta (1325) sorgeva un'altra importante istituzione sociale religioso con scopo umanitario (che tra l'altro accoglieva e manteneva neonati abbandonati, gli esposti): quella della Ss. Annunziata con l'omonima chiesa.
Le famiglie nobiliari spagnole contribuendo al mantenimento degli "esposti" di questo Istituto abbandonarono gradualmente i contributi alla chiesa di S. Francesco che man mano non ebbe più elemosine sufficienti al suo mantenimento.
Ai frati conventuali subentrarono gli "Osservanti" che istituirono un noviziato molto frequentato: il numero dei soli frati addetti al monastero ed all'Ufficio nella chiesa raggiunse le ventisette unità, finanche con un padre Vicario e un padre guardiano.
Si ha notizia anche di danni subiti dalla chiesa durante un terremoto che avvenne verso la fine del '600, epoca del Viceregno, tanto che il padre guardiano chiese ufficialmente congrui contributi ai fedeli e alle autorità per rifare le campane e riparare il campanile pericolante. Altre offerte ed elemosine furono concesse ai Padri di S. Francesco nei decenni successivi; una volta (1720) vennero stanziate delle somme recuperate dalle gabelle sul vino. Verso la metà del secolo XVIII poi le cose andarono male per carenza di fondi e offerte della popolazione e la situazione andò peggiorando sempre più fino al culmine quando nel 1764 ci fu la triste e dolorosa carestia.
La chiesa nonostante fossero tempi tristi e con pericoli spesso di crolli anche parziali, rimase aperta al culto fino al 1809 anno in cui i Francesi la chiusero definitivamente e ne adibirono a Ospedale militare l'annesso convento.
Come noto con l'arrivo dei Francesi a Gaeta vennero chiuse molte chiese e conventi vennero compiute razzie e distruzioni anche S. Francesco non si sottrasse a questi eventi: gli invasori "sconvolsero e discussero anche le tombe e le cappelline nella chiesa" che tanto faticosamente negli anni e nei secoli le famiglie avevano realizzato e manutenzionato con elargizioni, donanzioni, elemosine.
Mentre il convento fu adibito a funzioni varie, la chiesa fu adibita a deposito di foraggio, munizioni, rifornimenti per le truppe, per i cavalli.
Ciò avvenne fino al 1848, anno in cui venne a Gaeta a rifugiarsi papa Pio IX il quale fu vivamente colpito dal deplorevole stato in cui era ridotta la chiesa, quasi semidiroccata (come si può vedere in alcuni dipinti e disegni dell'800 conservati alla reggia di Caserta) manifestando tutto il suo
disappunto all'ospite Re Ferdinando II di Borbone. Questi accolse subito l'invito del Papa Pio IX a restaurare la fabbrica e lo rassicurò che " di quei ruderi avrebbe fatto un gran Tempio ".
Re Ferdinando II, peraltro "magnanimo e munifico" tenne fede alla promessa e in breve tempo la chiesa fu ricostruita, come da lui richiesto espressamente , all'antico stile di arco acuto "ogivale" nell'aspetto che ancor oggi possiamo ammirare (Neogotico).
Re Ferdinando II affidò la costruzione del grandioso tempio ad un capitano del Genio Giacomo Guarinelli, che seguì i lavori ispirandosi all'antico stile "ogivale" della chiesa preesistente.
La nuova opera appare slanciata ed elegante realizzata sopra un gradone della collina a cui vi si accede dalla via sottostante a mezzo una monumentale scalinata a due rampe. Al centro delle due rampe fu posta la grande statua della "Redenzione" o della "Religione" opera di Luigi Persico.
La nuova facciata neogotica è stata realizzata con guglie, pinnacoli, decori a rilievo con al centro in basso un grande portale monumentale con bande in pietra locale con bassorilievi con motivi floreali; in alto un grande rosone con vetri policromi, infine alcune nicchie con statue a completamento dell'opera.
Sulla cuspide del timpano del portale la statua di S. Francesco che benedice la città di Gennaro Cali, nelle nicchie laterali le statue di S.Agostino, di S. Tommaso dello scultore Tommaso Solari, di S. Bernardo di Tommaso Arnaud, di S. Ambrogio di Tito Angelini.
Tipologia costruttiva.
La grande chiesa è composta da tre navate (quella centrale misura ben 68 metri), separate da 28 snelli pilastri a pianta ottagonale irregolare, decorati da lesene tondeggianti che in alto si congiungono ad archi
longitudinali o a costole poste al di sotto degli archi. Ogni lesena porta una mensola con una statua degli apostoli, opere degli scultori Vincenzo e Giuseppe d'Annibale. Gennaro de Crescenze è invece l'autore delle grandi statue di Ferdinando II a di Carlo D'Angiò poste rispettivamente a destra e a sinistra del portale d'ingresso. All'interno vi è anche una tribuna destinata ad ospitare i membri della famiglia reale decorata con una balaustra traforata.
La pianta presenta il transetto posto verso ponente e la navata maggiore terminante con il Coro formato da cinque lati di un ottagono regolare;alle estremità del transetto vi sono localizzati i locali per le sagrestie.
Ventisei alti finestroni pure arco acuto distribuiti sulle due facciate longitudinale e il rosone della facciata principale creano con i loro vetri colorati una realtà importante di vetrate policrome. Secondo Guarinelli, che progettò e diresse i lavori dell'intera fabbrica, all'interno "alle pareti e alle volte saranno poste decorazioni a stucco in modo conveniente come si addice alla dignità del luogo".
Il Guarinelli aveva previsto di decorare la parte alta del coro con alcune tele: una grande con l'immagine di S.Francesco in atto di mostrare le stimmate ricevute, dipinta dal De Napoli, e un Gesù con la croce, e la Vergine dei dolori. Oggi invece vi sono la tela del Solimena "La fuga in Egitto" e dell'"Assunta " dell'Imparato.
All'esterno, lungo le due facciate a monte e a valle, numerosi pilastri a contrafforte sopportano la notevole spinta laterale dei poderosi archi acuti della navata centrale.
A completare l'intera fabbrica il Guarinelli aveva previsto, come è rappresentato in alcuni suoi disegni presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, la costruzione sul lato Nord di un monumentale campanile la cui altezza avrebbe superato di molto la già alta cuspide della facciata principale. L'opera è rimasta incompiuta e oggi si vede solo il basamento in mattoni e alte bifore a sesto acuto.
Interventi di restauro subiti nel corso dei secoli.
Il convento è la parte che resta più originale e autentica (risalente al XIII secolo) oggi dato che con l'occupazione dei Francesi nel 1809 a seguito di un lungo furioso e sanguinario assedio la chiesa fu chiusa e devastata, adibita poi a deposito, ma il convento restò utilizzato per attività varie, cosa che ha comportato nell' '800 una sorta di conservazione e manutenzione della fabbrica.
Come già detto la ricostruzione della monumentale chiesa, denominata anche “Tempio”, ormai ridotta a rudere dopo l'avvento dei francesi, si deve a Ferdinando II di Borbone e avvenne nella metà del secolo XIX fortunatamente scampò (forse volutamente) all'azione devastatrice delle truppe Piemontesi nell'assedio del 1860-61, restò in funzione fino al 1870 da quell'epoca restò in totale abbandono fino al 1927 anno i cui l'Arcivescovo Dionigi Casaroli dell'epoca l'affidò ai Salesiani.
A quell'epoca risale il primo intervento di restauro e manutenzione .
L’intervento di maggiore importanza di restauro risale però a dopo gli eventi dell'ultima guerra (fine anni 40, inizi degli anni 50)

Da fabricasanfrancesco.org



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